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Sono solo un amatore, come tanti.

Come tanti amo la fotografia, ma cerco di non farla diventare uno sterile esercizio di rapporti geometrici, linee e luci.

Come tanti non sto a impazzire sulle linee di risolvenza delle ottiche, sui megapixel, sul monitor lcd che sembra quello dell’iMac o su iso 1milione.

Come tanti in una fotografia cerco soprattutto il senso, la storia che racconta. Se ho una foto perfettamente illuminata ma fredda e una che mi racconta qualcosa di qualcuno ma buia, “slightly out of focus” e un filo mossa scelgo la seconda.

Come tanti credo che ti mostro un immagine per come l’ho concepita io, e se la pubblico è perchè nel mio misero piccolo io ne sono soddisfatto, perchè cerco un concetto. Cerco di esprimere un concetto, poi possono piacere e non piacere, ma a questo punto non è più un mio problema.

O forse non siamo rimasti così in tanti?

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4 pensieri su “Info

  1. Ciao Sandro, c’ho messo un po’ a collegare il tuo commento “proximo” a questo blog che avevo sfogliato ieri =)… nel senso che mi ricordavo il tuo nome ma quel nick mi portava su un altro blog, vuoto, e pensavo fossi un’altra persona.
    Senza trincerarsi dietro l’errore creativo-voluto, (che anche quello fa un po’ tendenza) condivido il tuo modo di vedere la fotografia, per questo mi sono soffermata qui… e non so se siamo in tanti, però so che dei tecnicismi esasperati fini a se stessi non mi interessa granché.

    1. Sono d’accordo, ma una cosa è da dire secondo me:
      Tempo/diaframma/esposizione/composizione e sviluppo (digitale) sono la Bibbia, da sapere a memoria, finchè non diventano meccanici. La tecnica serve eccome, perchè alla fine la tecnica ha l’enorme utilità di ridurre l’errore al minimo, e in una “disciplina” come la fotografia il momento buono passa in fretta. Quante foto ho perso perchè mi sono accorto tardi che non avevo impostato la macchina diversamente una volta passato da un esterno a un interno o viceversa…e alla fine fa la differenza. Il tecnicismo può anche essere esasperato, ma come dici tue voglio sottolineare l’importante è che abbia un fine che vada oltre alla dimostrazione di quanto è bella questa modella o quanto bene ho sistemato le luci.
      Ho inserito anche lo sviluppo, non inteso come graphic art (che è una disciplina a se stante e che ha la sua nobiltà), ma come saper tirare fuori da un’immagine diciamo convenzionale un qualcosa di interessante. Oggi si tende a credere che siccome Lightroom o Photoshop ce l’abbiamo tutti sia una cosa banale e si tende a dire “eh, facile così”, dimenticandosi del fatto che praticamente tutte le più grandi fotografie nate a pellicola hanno subito interventi anche piuttosto pesanti in camera oscura, come se quello essendo più artigianale avesse un valore superiore. Non dimentichiamo che fotografi immensi come Adams o Nacthwey o Salgado o Fontana oltre ad essere dei fantastici “image catcher” erano dei veri e proprio animali da camera oscura, attenti a ogni minimo dettaglio e pronti a far ristampare decine di volte un loro scatto, ma MAI (e questo è ciò che fa la differenza) per capriccio. Era sempre perchè il concetto della loro fotografia arrivasse meglio, come un poeta che prima di pubblicare una poesia cambia dieci volte una parola finchè non trova quella che fa capire perfettamente quello che intende dire (Battiato Docet).
      Alla fine in una foto quello che conta davvero e che non c’entra una mazza con la macchina è L’IDEA che sta prima di prendere in mano la macchina stessa.
      Un saluto.
      Sandro

      1. Se ho parlato di tecnicismi esasperati -fini a se stessi- nel tuo blog, considerando che la tua tecnica si vede eccome, è proprio perché volevo esprimere quello che adesso hai puntualizzato tu. Andare oltre il freddo tecnicismo, non vuol dire non sapere un acca di come funziona la fotocamera, di quali risultati avrò impostandola in un certo modo o di dove mettere le mani in camera chiara…tutt’altro; per me vuol dire piegare la tecnica appresa al linguaggio, anche violandone le regole (è evidente quando si fa con criterio e lo è proprio perché la rottura diventa funzionale al messaggio), perché poi sono quelle, applicate in modo rigido, a rendere tante foto belle esteticamente ma povere di emozione. E’ proprio dopo aver appreso la tecnica che è possibile superarla creando ognuno il proprio stile espressivo, che alla fine è uno degli obiettivi che un fotografo si pone indipendentemente dal genere che fa. Per quanto riguarda la post produzione sono quanto di più lontano ci sia dai puristi, l’unico genere sul quale penso sia dovere non intervenire in modo da sconvolgere il senso dell’immagine è quello del reportage giornalistico, per il resto, considero ogni scelta di elaborazione, che sia spinta o solo relativa al bilanciamento del bianco, contrasto, livelli etc… come parte della tecnica e del linguaggio fotografico, tra l’altro, appunto, photoshop non ha inventato nulla… ma adesso vado off topic…era per dirti che anche io ritengo la fase di sviluppo molto importante. Va beh… se la costruzione dell’immagine non passasse da un’IDEA daremmo ragione a quelli che pensano che con le fotocamere di oggi e con photoshop “è facile così…” (cit.) =) Come instagram: belline le cromie, bellini gli effetti vintage, belline le sfocature che simulano le toy camera, però poi se la foto non c’è non c’è.

        Battiato fa sempre bene citarlo… e comunque come nome non era male neanche Proximo … pensaci XD .

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