La Pietas si paga, Hic et Nunc

Oasi:

“Luogo o ambiente che presenta caratteristiche migliori, più gradevoli rispetto a quelli che lo circondano o gli si possono paragonare”

Questa almeno è una delle definizione del Garzanti.

Definizione che è difficile applicare all’Oasi Felina di Porto Garibaldi, soprattutto in questi giorni.

_DSF0870-Modifica

La strada per arrivare è deserta, difficile da trovare se non sei della zona. Svolti a sinistra, un rettilineo pietroso ti porta a un ponte di ferro, e superato questo giri ancora a sinistra. La via si stringe, gli unici rumori sono quello del vento e quello dell’acqua che riposa nella valle. Un altro incrocio. La sensazione di aver sbagliato strada diventa acuta, netta, anche perché più avanti vedi solamente qualche baracca. Costruzioni tirate su con mezzi di fortuna, qualche foglio di prefabbricato e porte fatte di assi e chiuse con un mattone, onduline in pastica che coprono i soffitti. Ma di strada c’è solo quella e cento metri prima di girare la macchina e decidere di tornare indietro a chiedere informazioni, ti accorgi che una di quelle costruzioni abbonda di gatti. La prima volta che vedi l’Oasi Felina hai la sensazione di essere stato catapultato nel Kosovo di vent’anni fa.

_DSF0868-Modifica

La terra vomita pozzanghere di vari colori, perché la zona una volta era una discarica abusiva e sa Dio cosa c’è sepolto. O lo sa il Diavolo. Ci sono chiazze in cui l’erba, semplicemente, si è arresa e non cresce più. Una cosa è certa: se questo ambiente è “più gradevole rispetto a quelli che lo circondano”, come suggerisce il Garzanti, beh, allora lì vicino ci deve essere Mordor.

_MG_1755-Modifica

Oggi poi la scena è ancora differente, e differente sta a significare “peggiore del solito”.

La strada per arrivare è un torrente con venti centimetri d’acqua sotto un cielo livido come la faccia di un pugile, in alcuni punti non capisci più dove finisce la strada e dove inizia la valle. La pioggia di questi giorni ha gonfiato il Po, e la Bora impedisce al mare di ricevere il fiume. Questo si gonfia ed esonda nella valle, che tracima ed invade tutta la zona. Case e baracche comprese, visto che tra la valle e le baracche ci saranno non più di venti metri. Si perché non c’è solo l’Oasi Felina, ma anche un capanno dove due ragazzi tengono galline e alcune anatre. Molte galline sono morte ieri, quando la situazione era così critica che un paio di stivali di gomma non bastavano per arrivare. Loro, ieri, ci sono arrivati in barca.

“L’acqua arrivava fin qui”, mi fa segno uno dei due e mi fa vedere delle foto che ha scattato col cellulare. In una di queste un muretto lì vicino affiora di una trentina di centimetri. E’ alto circa un metro. Si fa presto a fare i conti.

_MG_1718-Modifica

Ma torniamo all’Oasi.

L’Oasi è sostanzialmente un’enorme colonia felina, che conta circa un centinaio gatti. Un centinaio meno uno, trovato annegato oggi pomeriggio nel cortile retrostante l’Oasi. Forse non ha fatto in tempo a tornare, forse l’acqua freddissima di febbraio ha avuto pietà di lui addormentandolo, una piccola vittoria in una piccola vita che ha sopportato mille piccole sofferenze. Piccole forse, ma tante, e “strada lunga, paja pesa” si dice qui.

E’ importante questa definizione di “colonia felina”, perché i gatti delle colonie feline tecnicamente sono di proprietà del Sindaco.

E’ stata costruita inizialmente secondo la normativa del posto: la tiri su e basta, i permessi semmai li chiederai un giorno, quando e se ne avrai bisogno. Così infatti è stato fatto, ed è stata fondata l’associazione A-mici del Delta, che ha un contratto di comodato d’uso e che quindi in quella zona si può fregiare dell’insolito titolo di “non abusivi”.

Anzi “aveva” sarebbe più corretto, perché non gli è stato rinnovato. C’è da dire che il Sindaco di Comacchio è insediato da un anno e mezzo mentre il contratto di comodato d’uso è stato stipulato quattro anni fa, ed essendo il Sindaco piuttosto giovane c’è da credere che si adopererà quanto prima a cercare una soluzione. Peraltro essendo in quota del nuovo Movimento (per cui la vecchia politica era sempre uguale a se stessa) dovrebbe essere piuttosto importante prendere le distanze da vecchie abitudini di vecchie gestioni e mettere in atto metodi più moderni ed efficienti. Uno degli svantaggi dell’essere “nuovi” è proprio questo: manca il voto per abitudine, quindi bisogna dimostrare di essere quello che si dice di essere.

_MG_1720-Modifica

Le proporzioni della questione felina sul territorio (e nello specifico di questa associazione di cui dicevamo) comunque sono circa queste:

Nel Comune di Comacchio i gatti censiti sono circa 1600. Circa 400 sono gestiti dall’associazione A-mici del Delta, in un territorio enorme, che va coperto nella sua interezza, con i costi che ne derivano. L’Oasi ne ospita come detto circa 80-100, circa 200 sono sul territorio e un numero variabile che va dai 35 ai 60 sono a casa di una delle volontarie (Lara) dell’Oasi, che si accolla questo fardello, anche economico. Altrettanto fanno altri volontari. Le associazioni di questo tipo hanno ovviamente una sovvenzione: 12500 euro l’anno per la precisione in questo caso. Che oltre ad essere leggermente insufficienti (basta dividere 12500 per 400 gatti e si ottiene la spesa sostenibile di ogni singolo gatto per un intero anno) sono come rimborso spese. Quindi prima li devi spendere, poi il Comune te li restituisce con la consueta calma olimpica. A 60 teorici giorni ti vengono resi, e se hai venduto il divano di casa perché il cibo per i gatti era finito, beh, per due mesi i film te li guardi in piedi e muto. In fondo la Pietas si paga, Hic et Nunc.

Per dare una dimensione e rendere la questione più chiara si pensi che il canile che ospita circa 30 cani riceve 80000 euro l’anno. Cioè circa 6 volte tanto per un decimo degli animali. Anche se vien da sé che un cane ha una spesa di gestione superiore la forbice è evidente. Per chi fosse digiuno di normativa bisogna sapere che esiste l’obbligo di avere un canile comunale, mentre non esiste l’obbligo di un gattile. C’è l’obbligo di seguire i gatti di colonia, ma non c’è l’obbligo di avere una struttura. Tra le pieghe della normativa non c’è spazio per la Pietas, soprattutto se non genera indotto Hic et Nunc. I gatti sono una spesa e nemmeno obbligatoria, non generano indotto come un pullmann di Buskers in alta stagione, una notte rosa coi fuochi d’artificio o una modella che scende dai Tre Ponti al tempo di una hit glamour in una notte d’estate.

_MG_1724-Modifica

_MG_1761-Modifica

Un gatto annegato come Tuffo (che ironia, il micio morto si chiamava Tuffo perché era stato salvato dalle acque di un fiume) è un animale in meno da mettere alla voce “spese”. Più che gestione della cosa pubblica qui si tratta di imprenditoria creativa. Seguire la normativa attraverso il rimborso del debito dei volontari is the new “gestire le risorse”. Lasciare una fetta di animali su un terreno tossico e seminato a Eternit e olio motore esausto ad esempio sarebbe una soluzione economica e dal sicuro risultato, nel medio periodo. Ovvio, nessuna amministrazione comunale una volta a conoscenza del problema lo permetterebbe. Quando si dice la sfortuna, eh.

Fortunatamente c’è un associazione che si occupa di tutto questo anche spendendo soldi propri. Fortunatamente si possono ignorare le richieste di aiuto, visto che tanto i volontari farebbero quello che fanno lo stesso, visto che lo fanno per Pietas.
Ma la Pietas, come detto, si paga, Hic et Nunc.

Tanto un piccolo spazio per la demagogia del “mica possiamo salvare i gatti quando ci sono persone che…ecc. ecc.” non si nega a nessuno. Tralascio che una cosa esclude l’altra solo nelle piccole menti a codice binario, dove 1 non è 0 e se non è 1 deve essere per forza 0. Il piccolo interesse personale non mi impressiona.

Da notare che siccome il comodato d’uso, come si diceva, è scaduto, il Comune può decidere di chiudere baracca quando vuole. Ovviamente a quel punto lo dovrebbe fare con tutto quello che c’è in zona, ivi compresi gli umani che in cabina elettorale si troveranno poi una matita in mano.

_MG_1719-Modifica

Lara, la volontaria che oggi ha passato la giornata insieme ai volontari di ENPA a buttare fuori l’acqua dalle baracche coibentate dice:

“Si, ogni anno capita di allagarsi, la situazione non è nuova, è già successa tante volte, ma non è mai stato come quest’anno. Ieri tutta la roba dentro l’Oasi galleggiava.”

Quindi il problema è strutturale, ogni anno la situazione si ripete, e che l’acqua sia due dita o mezzo metro è un dettaglio in mano al fato e alla Rosa dei Venti. Che questa situazione sia già stata più volte esposta nelle sedi opportune e sempre scientificamente ignorata no, qui il destino Cinico&Baro non c’entra.

Ricorda un po’ quelle situazioni in cui una sbarra di un passaggio a livello fa difetto. Lo si sa, si procrastina, parte il campionato interamministrativo di alzata di spalle e si fa come con la dieta: “domani”. Poi capita che una mattina uno che non sa del difetto viene travolto dal treno e spalmato per un chilometro di binario e allora parte la Champions League interamministrativa di smarcamento dalla responsabilità.

_MG_1758-Modifica

Lara è una guerriera sorridente sui sessanta, insieme ad altre persone gestisce tutto, dai mercatini con cui si autosostentano ai rapporti con l’amministrazione. Di suo per questi animali non ci ha messo solo l’impegno, ma anche quello che economicamente poteva fare. Perché, come è evidente, la Pietas si paga, Hic et Nunc.

_MG_1746-Modifica

_MG_1739-Modifica

Arrivare in Oasi è già complicato oggi, non riesco a immaginare ieri. Fuori dal cancello una catasta di oggetti da buttare via a causa dell’acqua: sacchi di cibo, ghiaia, mobilio marcito, tessuti, cartoni con il loro contenuto. Le vittime silenziose e imbarcate di quei 30 centimetri d’acqua che ieri è riuscita ad entrare nella struttura ora stanno lì, una fossa comune di oggetti che sarebbero stati utili. Oggetti che normalmente non verrebbero presi in considerazione nemmeno da una bancarella dell’usato, ma che qui sono preziosi, perché quando una cosa ti serve davvero ti serve anche se non è bella o nuova. Gli ospiti di questa colonia sono gatti abbandonati, incidentati, malati, maltrattati. Sono gli ultimi.

Se come c’è una gerarchia nella sfiga umana c’è anche in quella animale beh, signori, qui siamo in odore di medaglia.

_MG_1727-Modifica

Si stanno costruendo nuovi box a norma nel canile municipale che saranno destinati ai gatti, e questa sarebbe una buona notizia. Il condizionale è d’obbligo, perché non si conoscono le tempistiche, e poi c’è da considerare che i posti saranno una quarantina e bisognerà vedere se verranno concessi ad alcuni gatti delle colonie o a quei gatti che rientrano nelle “rinunce di proprietà”, quindi quei felini che, siccome i loro padroni non possono accudire, vengono messi lì. Pagando eh, come si fa con i genitori anziani e malati quando diventano troppo anziani o troppo malati. La scelta sarà tra la Pietas e qualche soldino. Battaglia epica eh, certo, si può sperare nel miracolo, ma è da ricordare che anche Cristo ha camminato sulle acque una volta sola.

_MG_1763-Modifica

“Al momento ci sono prospettive di miglioramento o di spostamento?” Chiedo a Lara.

La risposta arriva secca: “No. Se anche facessero un bando per una struttura che comunque non c’è, si giocherebbe al ribasso, come sempre”.

_MG_1716-Modifica

Il suono delle carriole che schiacciano l’attraversamento di fortuna fatto con onduline di plastica gialla e rovesciano il loro contenuto nel mucchio di oggetti davanti al cancello, lo sciabordio dell’acqua buttata fuori dai prefabbricati con le palette, le voci dei volontari che si chiamano da un punto all’altro, il rumore della scopa metallica con cui Lara raccoglie alcune sterpaglie ammassate davanti al cancello, depositate lì dall’acqua che si ritira. Le voci degli uccelli che si chiamano in valle. E, in mezzo a tutto questo, il silenzioso sguardo dei gatti, delle piccole anime senza voce che nella loro piccola vita sono capaci di mille sofferenze, piccole e grandi. Come Tuffo, che ora non soffre più e c’è chi piange il suo destino. Perché la Pietas è come la responsabilità di una carica: non ne sono in grado tutti, Hic et Nunc.

_MG_1748-Modifica

_MG_1723-Modifica

Immagini e testo: Sandro Chiozzi
Annunci

3 pensieri su “La Pietas si paga, Hic et Nunc

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...