La domenica dei forconi

Se un movimento (o un’idea di movimento) arriva nella sonnolenta e apatica Ferrara vuol dire che qualcosa di grosso si è messo in moto. Ci abbiamo messo un decennio ad ereditare la moda cittadina dell’aperitivo per paura di sembrare una massa di alcolisti, quindi quando qualcosa arriva in pochi giorni si vede che di rumore ne ha fatto.
Ora, che sia un bene o un male non è mia scienza dire, ma ho cercato di approfondire. Sul web e sui canali ufficiali le notizie rimbalzano e sono talmente tutto e il contrario di tutto che la cosa migliore che mi è venuta in mente è stata quella di andare a vedere il corteo. E fare domande.

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Ho trovato una ragazza giovane, tale Nicole. Le ho detto che avevo capito CONTRO cosa stavano manifestando, ma non riuscivo a capire COME intendessero cambiare. Cioè, volevo capire A FAVORE DI COSA stessero manifestando, perchè una critica dovrebbe essere costruttiva per essere al riparo da accuse di populismo. Le risposte sono state un po’ vaghe. Molta volontà, onore al merito, ma se a domanda diretta mi rispondono con frasi imparate a memoria non mi cambia la sostanza e io continuo a non capire. Però Nicole è giovane, ha il fuoco della volontà del cambiamento. Male non fa, spero.
Alla domanda “ma non credete che se anche se ne vanno i politici quelli che verranno saranno uguali a loro? Cioè, i numeri 2 che sono cresciuti all’ombra dei numeri 1 non sono molto diversi, se sono arrivati alla posizione 2, non trovate?” La risposta è stata invariabilmente la stessa, sia per Alex che per Claudio che per Mara: “si ma allora che facciamo?” Infatti è esattamente li che io voglio arrivare, ma la domanda la sto facendo io a te che manifesti. Non sono io quello che dovrebbe avere la risposta. Sei tu, nel caso.
Ma ci sta anche questo. Si può anche manifestare un dissenso e avere tutte le ragioni del creato, come in questo caso.
I manifestanti sono gente normale, accomunata da un’aura di disperazione pienamente condivisibile. Si incazzano con le banche che non concedono mutui, con lo Stato che non tutela nessuno se non se stesso, con la finanza accentratrice che mette sul lastrico milioni di persone per aumentare i loro OSCENI dividendi. Si incazzano perchè si sono accorti che qualcuno li sta usando come mucche da latte. Dopo decenni se ne sono accorti pure loro. Si incazzano con l’Europa, che non ci tutela nonostante l’Italia sia un paese che concede molto rispetto ad altri. Già che ci sono alcuni si incazzano con gli immigrati, con gli amministratori locali e cose varie. Un sacco di incazzatura insomma, solo ho il sospetto che sia mal direzionata.
Bene signori, ci hanno dato i telefonini, i Moncler, le auto, la rete wi-fi, i profumi. In cambio hanno voluto il nostro culetto santo e gliel’abbiamo dato. Per anni abbiamo mantenuto un profilo così basso e borghese che sembravamo gli americani degli anni ’60 col barbecue in cortile. Per anni ci sono stati i segni di una pace terrificante, per decenni abbiamo ricostruito la piramide di Cheope, per anni il gas esilarante ha presidiato le strade, e ci siamo tenuti ministri dei temporali che auspicavano democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni. Non sono ubriaco, si veda il filmato qui sotto e se non la si capisce Google è li apposta.

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La manifestazione, ci tengono a precisare gli organizzatori e alcuni manifestanti, non è collegata a quelle di Torino e di altre parti d’Italia, capeggiate (sembra) da alcuni personaggi che sembra che da questo disordine abbiano solo di che guadagnare, tra cui figurano alcuni nostalgici, ex esponenti di frange estreme e uno scissionista (ma sono notizie pescate dal web, quindi non si sa quanto affidabili). Qui no.
Qui sfilano ragazzi rasati col bomber nero e stemmi nazi sulla manica di fianco a ragazzi con abbigliamenti freak e che fanno giocoleria mentre manifestano, pochi metri avanti cappelli giamaicani e pochi metri indietro persone di mezza età che fumano la pipa nel loro loden. Il tutto è trasversale, completamente trasversale e senza politica, senza divisione di lato o di ideologia.
Questa è stata la cosa migliore, senza dubbio.
Qualcun’altro invece, politicamente più scafato anche se giovane perchè è dentro la politica, sa benissimo che un uscita dall’euro è impossibile ora a meno di non voler crollare come i nostri vicini slavi dopo Tito. E sa anche che la politica, la tanto incolpata politica, in realtà è un insieme di burattini nelle mani dell’alta finanza, o perlomeno come me lo sospetta. Credo sia così da quando più del 50% della ricchezza è diventata da pubblica a privata, qualche anno fa. Non lo sanno in tanti.
Così come in tanti non sanno che i soldi in Italia ci sono, solamente non si riesce a tolgierli dalle tasche di quelli che sono abituati a prenderli (che non sono solo i politici). Come non sanno che 180 miliardi di euro l’anno stimati se ne vanno in erosione ed evasione fiscale prodotta da noi stessi. Oggi è spesso dovuta a un fatto di sopravvivenza vera e propria, ma questa condizione di sopravvivenza è nata dal fatto che le stesse categorie non hanno mai pagato quanto dovevano, anche quando la tassazione era al 25%. Hanno mangiato e si sono alzati da tavola lasciandoti da pagare. Ora, potrebbe anche essere che il ristoratore non è proprio simpatico, ma quelli che han creato il problema sono i commensali.

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Alla fine le domande che ho fatto a quelli con cui ho parlato sono state queste:
D – Ho capito contro cosa manifestate. Ma non ho capito a favore di cosa manifestate.
R Varie – Nessuna risposta, tranne il politico giovane che mi ha detto che in effetti non c’è la minima idea di cosa fare in concreto, ma che c’è un potenziale umano di consenso su cui lavorare

D – Non vi viene il sospetto che questa serie di manifestazioni sia scatenato da qualcuno che ha interesse a creare il disordine?
R Varie- Alcuni hanno allontanato questa idea, altri ci hanno pensato e han detto che non lo sanno.

D – Siete così sicuri che la politica sia autonoma come credete? Non avete pensato che potrebbero essere anche loro burattini nelle mani della finanza o di qualche gruppo economico?
R – Si, sicuramente è così!
D – E allora come mai ve la prendete coi politici e non con la finanza o con questi gruppi?
R – Ce la prendiamo con entrambi
D – Ma se una classe politica è tutta uguale e formata da ladri allora anche quelli che li sostituiranno lo sono no? E se in ogni caso sono dei burattini i nuovi come si difenderanno da questi gruppi, considerato che forse il problema è a monte della politica?
R – Non lo so

D – Considerato che l’Europa ci sta addosso non vi viene il dubbio che questa crisi sia anche mantenuta ad arte da paesi europei che hanno interesse a vedere cose italiane svalutate per avere manodopera a basso costo?
R – Sicuramente si.
D – Ma se la mantengono ad arte lo fanno con la complicità delle aziende italiane, che ci guadagnano in contratti e hanno lavoratori che possono strozzinare come vogliono, giusto?
R – Si, e allora?
D – E allora mi pare che il problema non sia solo fuori dall’Italia ma che in parte ce lo creiamo internamente no?
R – Forse si.

D – Perchè tutti a casa? Cioè, credete che siano davvero TUTTI uguali in politica?
R – Si, fanno solo i loro interessi. Destra, sinistra, sono tutti uguali.
D – Ma se loro sono tutti uguali allora anche noi siamo tutti uguali e allora noi siamo uguali a loro e al loro posto faremmo la stessa cosa no?
R – Se non è d’accordo con la manifestazione cosa ci fa qui?
D – Non mi basta manifestare, io voglio capire prima per cosa lo faccio. Non contro. PER cosa.
R – Mi lasci in pace.

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L’unica risposta degna di nota della giornata mi è arrivata dal giovane politico, il quale mi ha detto che non possiamo uscircene dall’euro, ma che si potrebbero ritrattare alcune cose in modo da creare lo spazio per una nuova crescita. Naturalmente alcuni paesi europei dovrebbero quindi rinunciare a espandere le loro economie in Italia, visto che un certo tipo di manodopera italiana iperspecializzata a basso costo (e costretta ad accettare qualsiasi condizione) fa comodo alle imprese europee ma questo non gliel’ho detto. Sarà un politico ma è soprattutto giovane. Ed è bello lasciarlo sognare in fin dei conti.

La manifestazione mi è piaciuta, è stata davvero apartitica e apolitica, incazzata ma civile. Ha raccolto molte persone disgustate a cui hanno tolto la cosa peggiore: la PROSPETTIVA.

Molti di loro però ho come l’impressione che ragionino troppo con la pancia e che non abbiano i mezzi e gli strumenti per capire a rigor di logica a cosa porta distruggere un palazzo senza sapere chi lo ricostruirà poi. Ho il timore che siano disposti a seguire qualsiasi pifferaio che si presenti con una soluzione in scatola facile e veloce. E’ già successo e non è finita bene.

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E’ stata la Domenica delle Salme per decenni, ci siamo svegliati che era lunedì.

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3 pensieri su “La domenica dei forconi

  1. Anzitutto, le foto. Mi piacciono molto alcuni BN che hai fatto. Veramente molto.

    Poi, le ragioni della rivolta. Sembra che in molti appoggino l’idea di distruggere, a dire il vero anche io. E questa linea di pensiero sposa bene anche con una certa fazione politica, che ora come ora pure appoggio. Solo che è troppo poco lungimirante, perché è tutt’altro che banale domandarsi “ok, facciamo crollare un sistema, e poi?”, ed è la domanda che giustamente ti poni, e mi pongo anch’io.

    Una volta che crolla il governo se non l’intero parlamento, si presenta un terreno fertile per istituire una dittatura. Non il subdolo regime berlusconiano, parlo di dittatura, di stato militare, di un Fidel Castro all’italiana. E non è inverosimile, abbiamo già i nostri bei precedenti, e non venitemi a dire che da allora “abbiamo imparato dai nostri errori”.

    Scenario europeo. Sul fronte delle relazioni internazionali per anni siamo stati rappresentati o da schizoidi o da leccaculo, credo che gli ultimi uomini che si salvano siano stati Craxi e Prodi, per quello se non per altro. Assecondiamo gli altri paesi dell’UE senza controbattere. E come se non bastasse, abbiamo (avuto) servi delle banche europee anche fra i nostri politici. Una cosa a dir poco desolante. Se facessimo del protezionismo (se intendi quello con “i paesi europei devono rinunciare a espandere le loro economie in italia”) non credo che l’UE resterebbe a guardare.

    Per farla breve, per come la vedo io servirebbero dei personaggi (non uno, PIU’ personaggi, in grado di pararsi bene le spalle a vicenda e di avere ognuno UN SOLO compito che sappia svolgere BENE) che non abbiano ereditato il vizio degli attuali politici, quindi ai quali non stai togliendo qualcosa che avevano in precedenza pur essendo minore rispetto a prima (e parlo di stipendi, vitalizi, rimborsi, scorta, servizi d’ufficio vari), che siano in grado di fare la voce grossa nell’UE, che rimuovano alcuni organi amministrativi (ad es. le province) per ridurre le spese e quindi le tasse ai cittadini, e poi… non faccio politica e non ne sono in grado, altrimenti avrei già steso un programma a riguardo. Ma credo si sia capito dove voglio andare a parare.

    1. Grazie mille Dario!
      Purtroppo gli scatti di partenza non erano eccelsi, la luce era bassissima anche all’inizio della manifestazione. Per tenere tempi decenti sono partito da 800 iso con F quasi completamente aperto e stavo già a 1/100, 1-125, non sotto. Tant’è che a un certo punto ho messo su il 50 e buonanotte.

      Sono completamente d’accordo con te sull’analisi del momento, tant’è che io stesso la prima domanda che facevo era mirata a capire il COME si vorrebbe cambiare, e ho notato una fretta di farlo che mi lascia un po’ preoccupato. Abbiamo anche i precedenti e considerando chi sta organizzando le manifestazioni dei Forconi in giro per l’Italia (quelle grosse intendo) non sembra che la storia ci abbia insegnato poi sto granchè.

      Per la storia delle economie in Europa il punto è relativo al fatto che alcuni gruppi europei vogliono entrare (in alcuni casi l’han gia fatto) in aziende italiane specializzate sapendo che possono pagare un operaio iperspecializzato poco, perchè quell’operaio sa di non avere alternativa. Il costo del lavoro da noi è alto, ma di suo all’operaio arriva poco e si riesce a pagare quell’operaio meno. Anche per questo io credo che alcuni paesi abbiano tutto l’interesse a mantenere questa situazione conla connivenza di alcune aziende italiane o di alcune classi che marciano su questa storia vivendo di precari.

      Il denaro in Italia c’è, ma viene disperso in tutti quei gradini intermedi e finisce nelle tasche dei soliti ignoti, gente lontana dalla tv e dalla massa, nomi che noi non conosciamo.

      Quando cadde il blocco sovietico Wojtila disse di fare attenzione che il capitalismo, senza più un freno, facesse peggio del regimi realsocialisti. E infatti…

  2. La foto che per me è quella che dimostra la forza di cambiare è l’ultima. La ragazza che urla verso il destino avverso che la porta a manifestare il suo9 dissenso. Bravissimo Sandro

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