Il Palio, la Tradizione Elastica e le eventualità di una Domenica di fine Maggio.

Premessa: a me il Palio sta sui coglioni. Per un motivo ben preciso che non ha a che fare con chissà che di etico o cose simili: io dove corrono ci campo, quindi per 3 giorni devo porconare per trovare un fuckin’ parcheggio. E ovviamente il giorno della manifestazione non sono libero di andare a casa mia perchè la zona è circondata e assediata come se ci stessero cercando Bin Laden o un qualsiasi dittatorello che hanno deciso che è il public enemy n°1 perchè ha il culo che galleggia sul petrolio.

Durante il palio però ci sono cose positive, tipo che viene un vallo di gente che porta soldini (sempre nell’ottica che noi i fondi per il terremoto li vedremo dopo che ormai anche il più sfigato si sarà già arrangiato rendendoli di fatto inutili).
Delle corse e del Palio in sè non mi interessa molto, soprattutto la corsa dei cavalli. A me interessa che nessuno si faccia male o perlomeno che se si fa male qualcuno sia qualcuno che ha deciso di stare li.

I putti e le putte han deciso di correre e fine.

Le asine no, ma siccome fanno tipo i 15 all’ora (sempre che non partano a rovescio o che non decidano che oggi si trotterella e fanculo al fantino) nessuno si fa male.

I cavalli invece vanno forte, e la piazza ha curve molto strette dopo rettilinei lunghi,il che significa che devono frenare molto o se le prendono troppo in fretta cadono. C’è bisogno che vi dica che fine fa un cavallo zoppo? Ecco. Del fantino me ne fotto, lo strapagano, molti vengono da Siena (a prova che la ferrea tradizione tanto cara ai contradaioli più sfegatati quando serve diventa elastica come i tiranti di una fionda) quindi per quanto mi riguarda possono anche fare un volo e finire calpestati come durante le esecuzioni di Gengis Khan che in fin dei conti loro ha deciso di correre. Molto pittoresco anche l’antidoping che quando viene fatto ai cavalli viene fatto due o tre giorni prima della gara. Cioè. Prima. Un paio di anni fa l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (almeno credo fossero loro) ha richiesto l’antidoping dopo la gara ma gli è stato negato. Prima si, dopo no.

Ah, la chicca è che a Ferrara abbiamo un ippodromo chiuso. Presente quei posti nati per far correre i cavalli tipo? Ecco, ci assomiglia un sacco. Quelli si chiamano ippodromi, noi abbiamo un ippodromo. O è un bizzarro caso di omonimia o è proprio la stessa cosa. Ma non fa parte della tradizione, non è tradizionale. Magari se ne facciamo arrivare uno da Siena si. Chissà.

A difesa del carrozzone c’è da dire che i cavalli che corrono non sono purosangue perchè quelli vanno troppo forte (anche perchè l’ultima volta che li han fatti correre se ne sono azzoppati 3 di cui uno soppresso direttamente in pista per la felicità dei bimbi presenti) e che il terreno è preparato con una cura maniacale proprio per ridurre al minimo il rischio di incidenti. Certo, dopo l’ecatombe equina dell’anno prima si è diventati tutti più sensibili.

Dopo.

Ma il Palio è bello per un sacco di cose, come i costumi, la sfilata, e tutti quelli che non fanno parte direttamente del Palio o che semplicemente gravitano intorno a una delle manifestazioni che rendono bella e festosa la città di Ferrara, che negli altri giorni è uno dei più importanti centri urbani di Desolandia (Cit.).

Partiamo subito con la ragazza che indossa il costume più comodo.

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A ruota sbandieratori e musici.

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Il Palio è fatto anche dalle ali di folla in cui ognuno cerca qualche amico o conoscente con i meravigliosi abiti dell’epoca in cui Ferrara era conosciuta anche per qualcosa d’ altro oltre alla salamina, i cappellacci, le zanzare e il Festival dei musicisti che fanno fita di essere musicisti di strada.

E si immortala con quello che si ha alla mano sul momento.

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Alcuni costumi e figuranti, tra cui il grandissimo profe di lettere di quando facevo le superiori. Quello dell’altra sezione però, perchè per mantenere il mio tasso di sfiga io ero finito con l’altra profe, quella nostalgica fascista, che quando mi ha visto con la felpa del Che mi ha ribattezzato “quattro a prescindere” e a cui con somma soddisfazione l’ho troncato brutalmente in coolo portando italiano alla maturità e prendendo 8 e 8 con il commissario esterno. Ciao ciccia, spero ti faccia ancora male.

Beccatevi i costumi.

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Ma intorno al Palio non ci sono solo bandiere, tamburi, chiarine, spade e frecce.

Ci sono anche altre manifestazioni, tra cui quella di Animalisti 100% che quest’anno ha avuto il permesso di manifestare a debita distanza dall’azione, ma è sempre meglio di niente. Sono stati educati, gentili e hanno spiegato alla gente che passava come funzionano certe cose. Si può essere d’accordo o meno ma è stato bello vedere anche l’altra faccia della medaglia, e la città ne ha beneficiato, perchè è bello sapere che qui si da voce a ogni voce. Basta che non si parli di Comune, di soldi e di come vengono spesi nella stessa frase e puoi dire circa quello che vuoi.

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Credo che comunque le forze dell’ordine e la camionetta di caramba in assetto da stadio abbiano contribuito al mantenimento di quella atmosfera di distesa simpatia e affabilità di cui tanto c’è bisogno.

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Intanto intorno alla piazza c’è anche un piccolo ambulatorio da campo della Croce Rossa che metti mai che succeda qualcosa sono già li.

Sono volontari, è tutto tranquillo e nessuno come loro spera che lo resti. Non avranno vesti medievali ma hanno un’ambulanza pronta che non si sa mai, visto che l’ospedale in questa città è 15km fuori dalla città.

Voi delocalizzate la produzione e gli stabilimenti, noi abbiamo delocalizzato l’urgenza.
Marchionne, sei un dilettante.

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Nel frattempo il Palio va e per la maggior parte della gente è una festa. Soprattutto quando vince uno della contrada a cui sei finito in mezzo complice la macchina fotografica lo vedi dal dentro e dai, vedere persone che esultano e incitano alla fine è una bella cosa.

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Ma la cosa più bella di questa tradizione locale e quindi ancora più chiusa del termine “italiano” è stata vedere altri italiani. Anche quelli nuovi, che sono italiani o lo diventeranno. E’ una dimostrazione non di tolleranza, che qui non si ha da tollerare nessuno (che brutto, “tolleranza”, come se c’entrasse il fastidio), ma di progresso.

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Le gare le ho viste, ma quella dei cavalli no. Non la guardo, non mi piace e ho sempre il terrore che qualcuno si faccia male. Qualcuno che non ha facoltà di decidere se correre o no. Quindi non la guardo. Ma il resto si, e sono molto contento che in questo momento storico quello che ha vinto il Palio dei putti sia uno che si chiama Mohammed. Anche la contrada era contenta ma non so se c’entra la tradizione qui.

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Ah, il Palio, la Tradizione, il ferreo rispetto del mantenimento dell’origine e delle regole antiche. Parole d’ordine per un sacco di gente qui intorno.

Che in nome della tradizione corre in una piazza non adatta quando si avrebbe un ippodromo.

Devo ancora capire come mai la Tradizione non vale con i fantini senesi pagati un’occhio della testa. Mohammed no, Mohammed è di Ferrara.

Ma magari i suoi nonni son di Siena.

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6 pensieri su “Il Palio, la Tradizione Elastica e le eventualità di una Domenica di fine Maggio.

  1. Fiche.
    E niente male anche il prologo! Può sembrare una di quelle uscite moraliste, ma sentire di cavalli soppressi perché divenuti improvvisamente inutili fa un certo dispiacere.

    1. Grazie Dario.

      Non è una quesitone di moralismo, si sa che un cavallo zoppo viene spesso soppresso.
      Il punto è il rischio che succeda in nome di una tradizione che semplicemente non è vera, visto che originariamente il Palio non si correva in un anello ma tra due punti della città.

  2. errori tanti nel 2006 ma nella tristezza e nel dolore di quel’anno funesto ,l’ente Palio e tutte le contrade son migliorate x per la salva guardia dei cavalli .

    1. Si, vero, come ho infatti scritto all’interno del post.

      Dispiace che si sia migliorato dopo, anche se ricordo benissimo che in molti avevano delle perplessità riguardo all’utilizzo dei purosangue che si diceva andassero troppo veloce per la struttura della piazza.
      Avevano ragione ma prima di accorgersene alcuni cavalli han fatto una pessima fine. Se si ammazzava un fantino il giorno dopo non si parlava di Palio per almeno 5 anni.
      La cosa che dispiace è che per preoccuparsi di questa cosa si è dovuto aspettare un massacro non dico annunciato, ma quantomeno previsto da alcuni e per cui il peso della colpa si farà sentire per molto tempo, e giustamente a mio avviso.
      Oltretutto l’impedimento a delle analisi ematologiche ai cavalli dopo la gara getta più di qualche ombra sulla gestione “ippica” e veterinaria della questione. Basterebbe lasciarle fare, se i cavalli sono ok non vedo il problema. Ma non vengono fatte fare, per cui il problema lo vedo eccome.

      Le contrade smazzano fuori un sacco di soldi per sistemare il fondo proprio per evitare che possa risuccedere dimostrando una grande sensibilità verso il problema, e sono certo che in caso di incidenti siano molto dipiaciuti, esattamente come qualsiasi persona che abbia a cuore la salute degli animali. Ma la cosa che metto in evidenza nel mio post è l’incoerenza di fondo del parlare di tradizione quando il discorso verte su Piazza Ariostea e sulla sua inadeguatezza per questa manifestazione, mentre poi si chiamano fantini dalla Toscana e soprattutto quando si potrebbe rivalorizzare un ippodromo che a Ferrara c’è ma non viene utilizzato.
      Saluti.

      Sandro Chiozzi

  3. Molto interessante fotograficamente e ben descritto con la tua solita ironia che ti contraddistingue.
    Complimenti.

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