Crisis

Amo fotografare le persone comuni, dicevo.

Per esempio le persone di questa crisi, quelli che la pagano, che reagiscono in ogni modo possibile, quelli che si arrendono e quelli che continuano a combattere. E non è che uno ha più ragione dell’altro. In questa corsa qui un vincitore vale quanto un vinto (cit.).

Magari le persone un po’ più sfigate, che non nascondono le difficoltà, o che lavorano anche a Pasquetta. Come il biciclaro, lavoro antico ma sempre di moda nella mia città.
Oppure come l’anziano senzatetto che chiede due spicci all’anziano benestante che esce dalla cattedrale. Uno con un giubbone che non toglie nemmeno d’estate e un tascapane con una vita dentro e l’altro col cappotto di lana e i pantaloni col filo stirato. Accomunati solo da quel bastone che in una cosa li rende così uguali. A vederli sembra che possano essere la stessa persona, la versione a cui è andata bene e la versione a cui è andata male.
O come il viaggiatore che si siede su un molo di Venezia e sembra essere arrivato alla fine del suo viaggio, stanco, provato, deluso dal non essere riuscito a fuggire da se stesso o non averne trovato uno diverso. Con quella posa sconfitta che ha chi urla dentro e non ha nemmeno bisogno di aprire la bocca.
O come le suorine che si divertono a scattarsi delle foto nella prima giornata di quasi primavera. Ragazzine, col vestito che gli blocca il tempo.
O come Serge, senegalese, in Italia da quasi 20 anni che ha perso il lavoro come tanti e ora vende borse come se fosse arrivato ieri, cosa che ovviamente tutti credono.
O come le vecchiette che guardano un po’ dispiaciute i cartelli che annunciano la chiusura di una delle piccole boutique storiche della mia città, uno di quei negozi che puoi usare come punto di riferimento per darsi un appuntamento con qualcuno che magari ha più di 60 anni. Segni di una cultura che scompare e di una recessione più profonda di quanto non sembri, come mi racconta il corridoio completamente pulito ma deserto di un centro commerciale alle tre del pomeriggio.
Non resta quasi che pregare. Ma qualcosina costa anche quello ormai.

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